Perché siamo attratti da persone problematiche?

È una sensazione che molti tra noi hanno nel corso della vita. Per alcuni di noi è qualcosa che non ci abbandonerà mai, il nostro tratto distintivo, il modo in cui la nostra mente funziona. Si tratta persino di una fase ben precisa del modo in cui si evolve il nostro amore: le persone che ci piacciono, quelle con cui instauriamo rapporti interpersonali stabili (sentimentali o non), sono spesso persone con determinati problemi irrisolti. In certi casi ci succede per lungo tempo, anche per tutta la vita. In altri casi, riusciamo ad uscire fuori dalla spirale. Conoscendone le ragioni, identificando gli aspetti di noi che ci portano ad essere così e superandoli.

Andare oltre questa condizione non è strettamente necessario, sia chiaro. Avere accanto una persona complicata, con problemi, può andar bene per molti tra noi: finché la sua incompletezza, i suoi limiti, non ci impediscono di stare bene con lui/lei, di ricevere anche noi ciò di cui abbiamo bisogno, la cosa può funzionare senza problemi. In fondo nessuno è perfetto, nemmeno noi. Ma se ciò ci porta a legarci costantemente a persone con pesanti zavorre mentali o emotive, il rischio concreto è che quelle persone non possano darci ciò che chiediamo in una relazione “normale”. E allora andare oltre questo meccanismo di attrazione può risultare importante.

Se senti di esserti arenato in una relazione con una persona problematica e provi la sensazione di non avvicinarti all’idea di vita che vorresti, parlare con un esperto di relazioni ed emozioni come un buon life coach può aiutarti a raggiungere la consapevolezza necessaria per gestire le cose al meglio. Se senti di essere in questa situazione, non esitare a contattarmi.

Vediamo insieme le ragioni per cui ci capita di essere attratti da persone con problemi irrisolti.

Perché rivediamo nel partner i nostri problemi

Abbiamo tutti i nostri limiti e i nostri problemi. Spesso irrisolti, provenienti dall’infanzia o dall’adolescenza, che stanno sempre lì a ricordarci di non essere riusciti ad andare oltre. Se ci capita di rivedere lo stesso tipo di problemi in un’altra persona, può scattare un meccanismo psicologico semplice: io quella persona posso capirla bene. Ci sono passato anch’io e – sebbene non sia riuscito ad andare oltre – posso sicuramente essere di qualche aiuto. E visto che aiutare un’altra persona è sicuramente più facile che risolvere i nostri stessi problemi (almeno all’inizio, quando non si è troppo coinvolti emotivamente), si ha la sensazione di star facendo qualcosa di utile, per gli altri e per noi stessi. La cosa ci fa stare bene, ovviamente, ci fa sentire vivi e in pace col mondo.

Spesso, però, in queste condizioni scopriamo presto non solo di non essere in grado di risolvere pienamente i problemi dell’altra persona, ma ancora peggio, ci accorgiamo che avere accanto una persona altrettanto problematica non ci aiuta a crescere, a superare i nostri problemi. Relazioni come queste possono pure durare anni, ma poi terminano. E lasciano ferite anche profonde.

Perché l’altra persona riapre le nostre vecchie ferite

Può sembrare puro masochismo, ma non è totalmente illogico. C’è una parte di noi, la più inconscia, quella infantile e insicura, che si sente davvero in vita solo se è coinvolta in una relazione che presenta le nostre stesse ferite. E se l’altra persona, volontariamente o meno, riapre le ferite che non si sono completamente cicatrizzate, quella parte di noi si ritrova coinvolta emotivamente al massimo. Perché è convinta che rimettere il dito in quelle ferite aiuta a superarle. A capire quanto siamo in grado di sopravvivere, a verificare ancora una volta se possiamo richiuderle in maniera definitiva. Perché no, ad aiutarci a capire che quelle ferite fanno parte di noi e vanno accettate.

Relazioni come queste possono essere necessarie per la nostra crescita. Possono anche risultare quelle giuste con cui condividere un’intera vita. L’unico rischio è che, se davvero un giorno riuscissimo a chiudere completamente quella ferita, potremmo scoprire di essere cambiati così tanto da non sentire più alcun bisogno di stare con la persona in questione. E ci ritroveremmo spinti a rivolgerci altrove, con tutte le brutte sensazioni che ciò comporta.

Perché l’altro/a ha bisogno di te

Spesso relazioni di questo tipo si formano perché emerge chiara e limpida la certezza che l’altra persona ha bisogno di te. E questo può essere più che sufficiente a legarci sentimentalmente. Non solo perché siamo dei caretaker, delle persone che amano prendersi cura degli altri (questo è un caso particolare che vedremo più avanti) ma per ragioni per certi versi opposte: perché siamo insicuri, perché non crediamo di meritare l’amore altrui e sapere che l’altro ha bisogno di noi prima ancora di amarci ci rassicura. Semplicemente, è meno probabile che ci lascerà. In fondo anche noi abbiamo bisogno di lui/lei, quindi il tutto può essere un compromesso accettabile.

Raramente relazioni che partono con questi presupposti possono trasformarsi in storie felici che durano una vita. Ma andare oltre questo meccanismo significa prima di tutto superare le proprie insicurezze, andare oltre i propri difetti e imparare ad accettarsi. Il che è un processo lento e pieno di difficoltà. Ne abbiamo sintetizzato alcuni suggerimenti nell’articolo qui sotto.

Perché quei problemi ci sembrano familiari

Parecchi di noi hanno alle spalle una storia familiare problematica, con genitori imperfetti che ci hanno amato ma ci hanno anche fatto soffrire. Eppure quello è il primo tipo di amore che riceviamo nella vita, quello con cui ci confronteremo per sempre. Per cui può essere naturale cercarlo ancora in vita adulta, almeno in forme simili. Se abbiamo avuto dei genitori problematici che ci hanno amato a modo loro, coi loro problemi e i loro limiti, potrebbe farci sentire a nostro agio trovare una persona con problemi simili. Troviamo persino rassicurante il soffrire per ragioni simili a quelle che ci facevano soffrire da piccoli, perché in qualche modo associamo quel tipo di sofferenza alla forma naturale di amore, quindi è quella che ci fa sentire amati.

In proporzioni contenute, questo tipo di “problemi d’amore” può funzionare anche a lungo. E quel tipo di sofferenza ricorrente può diventare un male necessario, una routine che in qualche modo ci dà sicurezza, ci fa sentire al posto giusto.

Perché quelle persone ci sembrano “più vere”

Spesso la cosa che ci fa più paura è essere ingannati. Avere accanto una persona falsa, ipocrita, che magari ci conquista con le parole ma che poi nei fatti è diversa. Se quello è il caso, il valore più grande che attribuiamo a una persona è la sua sincerità, l’assenza di filtri, la sua veracità. E quale persona più sincera e verace di una che ha i suoi problemi e non si vergogna a esporli in maniera esplicita?

Questa potrebbe essere la ragione secondo cui, in base a certi studi recenti, le persone problematiche hanno statisticamente più relazioni di quelle senza problemi. In qualche modo, quelle persone riescono ad attrarre più facilmente gli altri, segno che i problemi non sono un limite in amore, e che anzi essere onesti riguardo ad essi può essere addirittura un vantaggio.

Se quelle relazioni funzioneranno o meno, dipende ovviamente dagli altri fattori a contorno: la sincerità non è mai sufficiente a far funzionare una relazione. Se i problemi non hanno però effetti pesanti sulla vita quotidiana, le relazioni possono funzionare in maniera adeguata, anche a lungo.

Perché siamo dei puri altruisti

È un caso particolarmente raro, a dire il vero, e raramente si applica a una relazione sentimentale in cui si investe la propria vita. Accade quando ci si colloca nello strato più in alto della piramide di Maslow: quando tutti i tuoi bisogni sono soddisfatti, quando senti di essere felice sotto tutti i punti di vista, puoi ritrovarti a voler donare parte di quello che sei a qualcun altro. Dedicarsi ad aiutare gli altri può diventare un tuo stesso bisogno, perché dà al tuo essere una dimensione superiore. In quel caso, incontrare una persona problematica può far scattare in te l’istinto di dare a quella persona ciò di cui ha bisogno, aiutandola in qualche modo.

In questi casi, è più probabile che si instauri una relazione di forte amicizia o di effettivo coaching, ma non una relazione sentimentale: le persone che hanno raggiunto il livello più alto della piramide di Maslow lo hanno fatto perché hanno già accanto un partner di vita con cui stanno bene e che gli dà ciò di cui hanno bisogno.

Le relazioni con persone problematiche possono essere molto intense e comunque capaci di farci crescere. Il rischio però è che rallentino il nostro percorso e ci facciano sentire bloccati in una situazione da cui non riusciamo a tirarci fuori, incapaci di fare un passo indietro o uno in avanti. Se questa è la situazione, è necessario raggiungere nuovi livelli di consapevolezza per capire come procedere. E un life coach è la figura ideale per aiutarci a farlo.

Pubblicato da Carlo Affatigato

Mi piace pensare di poter essere una voce amica che possa guidarti nel realizzare le tue naturali aspirazioni. Sono un life coach professionale, un motivatore e un appassionato di psicologia e mindfulness. Dopo anni di esperienza nel coordinamento di gruppi e persone nell’ambito lavorativo, ho deciso di mettere al servizio degli altri la mia passione per la crescita e il miglioramento personale. Contattami via mail o whatsapp

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